“Stregato” da Vicenza. A dispetto della pioggia che ormai da giorni sta bagnando questa quattordicesima edizione del Torneo internazionale – Trofeo FL Service costringendo gli organizzatori a continui rinvii degli incontri in programma, Paolo Lorenzi è rimasto affascinato dalla nostra città.

“Sono davvero felice di essere qui – esordisce il trentasettenne giocatore, nato a Roma ma vissuto a Siena, già n. 33 del ranking Atp nel 2017 e prima testa di serie del tabellone – Non ero mai stato a Vicenza e si è rivelata una piacevole scoperta avendo avuto modo di girarla in questi primi giorni”.

Per Lorenzi si tratta anche della prima volta nel torneo berico: “Il mio obiettivo è quello di cercare di vincere più partite possibili e di migliorare la mia posizione mondiale di classifica. Sono tornato al numero 99 e l’obiettivo è di continuare a “salire” anche se non é così facile. L’anno scorso ho avuto qualche problema fisico che mi ha condizionato nel rendimento, ma per fortuna adesso gli infortuni sono alle spalle e mi sento bene. Anzi, non vedo l’ora di giocare e, se fosse possibile, mi piacerebbe giocare la sera sotto i riflettori: gli incontri in notturna, in tutti i tornei, mi regalano davvero tantissime emozioni”.

A Vicenza, però, c’è una tradizione da sfatare, quella che nessun italiano sia riuscito ad iscrivere il suo nome nell’albo d’oro del torneo: “Sinceramente non lo sapevo – confessa – In gara ci sono tantissimi giocatori buoni sia italiani che stranieri e la qualità è davvero alta. In ogni caso, mi auguro che i giocatori azzurri possano essere protagonisti fino in fondo. Questo è davvero un momento d’oro per il nostro tennis: a parte Fabio Fognini, che rappresenta il vertice della piramide, ci sono tanti giovani come Berrettini, Sonego,Travaglia, Sinner e Musetti che stanno dimostrando a suon di risultati il loro valore”.

Quello di Vicenza è rimasto però l’unico Challenger del Veneto dopo le rinunce di Padova, Mestre e Cortina: “E’ davvero un peccato anche perché sono convinto che il tennis avrà nei prossimi anni un grande boom e chi investe nell’organizzare un grande torneo avrà il suo ritorno a livello economico”.

Ma qual è il consiglio di Paolo Lorenzi ad un giovane che sogna una carriera tra i professionisti?

“Innanzi tutto di divertirsi – dichiara – Il tennis è sempre stata la mia passione e credo che, alla fine, i risultati premino il lavoro e i sacrifici. Io ho iniziato a giocare a 6 anni, nel CT  Siena, seguendo mio fratello più grande che faceva tennis e nuoto. Lui è stato tra i primi 8 in Toscana, ma poi si è fermato anche se in famiglia continua a dire che quello forte era… lui”.

Tante le emozioni vissute in una lunga carriera che, sottolineamolo, non è ancora finita, anzi: “Non dimenticherò mai la prima vittoria in un torneo Atp a Kitzbuhel nel 2016, ma anche le sfide di Coppa Davis contro Cilic in cinque set di battaglia e contro Chiudinelli annullandogli i match-point”.

Infine, un giudizio sui “Next Gen” azzurri: “Sinner gioca davvero molto bene, ma anche Lorenzo Musetti ha un grandissimo talento. E poi Matteo Berrettini. Insomma, come dicevo prima, credo che guardando al futuro ci sia davvero un ricambio generazionale che fa ben sperare”.