Ha sconfitto Salvatore Caruso nel derby tutto italiano che ha caratterizzato gli ottavi di finale del Challenger di Vicenza 2017 e adesso dovrà vedersela con Munoz De La Nava. Stiamo parlando di Lorenzo Giustino, nato a Napoli il 10 settembre del 1991 e attuale 175 al mondo nella classifica mondiale, certamente una delle rivelazioni del torneo attualmente in corso di svolgimento sui campi del Tennis Palladio 98. Lo abbiamo avvicinato nel suo giorno di riposo per carpirne umori e stato d’animo in vista del proseguo del torneo.

Lorenzo, hai disputato due ottime partite. Sembri parecchio in forma…

Si hai ragione, ho giocato molto bene, mi sento in forma e mi sto esprimendo bene sia a livello tecnico che a livello fisico. Mi sto allenando al massimo, devo cavalcare l’onda e continuare così.

L’avversario che avrai davanti ai quarti di finale non è di certo dei più semplici da affrontare, come l’hai visto in questi giorni?

Anche qui non hai torto. Ha giocato due ottime partite, parliamo di un giocatore molto diverso dai due che ho battuto. Dovrò fare la partita io, mi sento bene e sono fiducioso. Spero anche nel supporto del pubblico che quando te la stai giocando punto a punto è sempre importante. Sarebbe bello giocare le semifinali di un Challenger qui in Italia, più gli italiani vanno avanti meglio è.

Sin qui hai avuto un’ottima stagione, hai giocato le semifinali a Barletta e Heilbronn ed hai vinto un Futures. Tu come vedi il tuo 2017 sino a questo momento?

Il mio inizio d’anno non è stato positivo ma poi le cose sono andate meglio. La mia idea non era partire dai Futures ma il calendario e il ranking purtroppo non mi permettevano di giocare tornei di livello maggiore. Da un lato hanno aumentato il prize money ma dall’altro hanno eliminato alcuni tornei, così ha poco senso. Ci sono dei giocatori che sono quasi in top 100 e che ad inizio anno sono stati costretti a giocare i Futures. Diciamo comunque che bisogna essere bravi ad adattarsi sia al proprio ranking sia a quello che offre il calendario.

Hai cambiato qualcosa rispetto all’anno scorso?

Si, ho lavorato tanto sull’aspetto fisico, poi nelle ultime settimane sono tornato in Spagna a Barcellona all’Accademia di Sergi Brugera. Da Sergi mi allenavo già da ragazzo e adesso ho deciso di tornare da lui perché consideravo finita la mia esperienza a Sanremo con Diego Nargiso. Lì facevo troppa fatica ed anche la mia ragazza stentava ad adattarsi, sentivo di voler cambiare e di dover tornare alle mie origini. Sono sempre comunque in contatto con Nargiso, spero che mi possa seguire in qualche torneo qui in Italia, vedremo.

Quando avevi sette anni la tua famiglia si è trasferita in Spagna, possiamo dire che sei cresciuto tennisticamente lì. Cosa vedi di differente nel movimento rispetto all’Italia?

Generalmente si è portati a credere che il metodo spagnolo costruisca giocatori molto bravi da fondocampo e che tiri su grandi “rematori” ma non è assolutamente vero. In Spagna insegnano tutto, tanto è vero che i giocatori iberici sanno giocare bene su tutte le superfici. Diciamo che lì non si focalizzano troppo sul particolare tecnico, se vedono che hai voglia di sacrificarti e di esprimere il tuo massimo potenziale possibile loro sono sempre lì a sostenerti. In Italia ci sono tanti ragazzi bravi tra i primi 200 che tecnicamente sono da top 100 ma in Spagna ti fanno sentire parte di un progetto e ti aiutano anche economicamente.

Qual è il tuo rapporto con la Federazione? Pensi che potrebbero aiutarti di più con delle wild card?

Non ho rapporti perché essendo cresciuto in Spagna ho vissuto più quella realtà. C’è stato solo un piccolo fraintendimento: quando avevo 22 anni mi avevano chiesto di partecipare ad un raduno ma dovevo operarmi al gomito e ho dovuto declinare l’invito, hanno percepito la cosa come un rifiuto ma adesso è tutto risolto. In merito alle WC non mi considerano anche perché non sono più giovanissimo e giustamente preferiscono premiare i più giovani, non è assolutamente un problema.

Dove ti vedremo dopo Vicenza?

Mi auguro di arrivare in finale qui, magari potrei avere la special exempt a Prostejov. Non è facile ma ci proverò. Giocherò sicuramente le quali a Wimbledon e poi continuerò la mia stagione sulla terra con dei Challenger in Europa e qualche tentativo di qualificazione nei tornei del circuito maggiore.